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Newsletter - 18 aprile 2014

Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.54 del  18/04/2014

Notiziario Asmel


 

FORUM 9 MAGGIO: APPALTI E LEGALITÀ TRA CENTRALIZZAZIONE E INNOVAZIONE
Il 9 maggio nella sede del TAR Campania a Napoli, nell’ambito del Forum nazionale Asmel, si svolge la Tavola Rotonda su Appalti e Legalità con la partecipazione, tra gli altri, di S. Santoro - Presidente AVCP e C. Mastrocola - Presidente Tar Campania. Nel pomeriggio si svolgono sessioni dimostrative sul nuovo Mercato Elettronico dei Comuni. La nuova Direttiva 2014/24/UE sugli Appalti Pubblici, in vigore da oggi, introduce profonde innovazioni nella gestione della gare d’appalto anche da parte dei Comuni. Tra le novità che la Direttiva europea apporta al DLgs 163/2006, oltre all’obbligatorietà delle procedure telematiche di aggiudicazione, vi è il rafforzamento del ruolo delle Centrali di Committenza a supporto di altre Amministrazioni Aggiudicatrici, sia attraverso la fornitura di attività ausiliarie sia mediante l’indizione di procedure per la stipula di “Convenzioni Quadro”. Il tutto va inquadrato, inoltre, nell’ambito delle misure della Spending Review 2014 che rafforzano la centralizzazione e la razionalizzazione degli acquisti attraverso il ricorso obbligatorio al Mercato Elettronico di Consip o, in alternativa, delle stesse Stazioni Appaltanti  e le centrali di committenza territoriali obbligatorie per i piccoli comuni dal 30 giugno prossimo. Di tutto questo si discute al Forum nazionale organizzato da ASMEL, in cui ci sarà occasione di descrivere i risultati del primo anno di attività della Centrale di Committenza ASMECOMM, un modello innovativo di centralizzazione della committenza pubblica in grado di conseguire forti risparmi grazie alle economie di scala e al ricorso alle procedure di gara telematiche ma che consente di lasciare alle singole amministrazioni il pieno controllo in tutte le fasi di programmazione, gestione e monitoraggio degli appalti. Nel pomeriggio si svolgono sessioni pratiche e simulazioni sui nuovi servizi ASMECOMM. Qui Invito con prenotazione (la prenotazione è obbligatoria entro il 23 aprile) e Programma.

FORUM 9 MAGGIO: ASSOCIAZIONISMO COATTO DEI PICCOLI COMUNI
Sempre il 9 maggio, nell’ambito del Forum nazionale Asmel, si svolge anche il dibattito sull’associazionismo dei piccoli comuni. All’indomani della Sentenza della Corte Costituzionale sulle prerogative regionali e all’immediata vigilia della scadenza sulle gestioni associate obbligatorie delle funzioni fondamentali, ASMEL con l’autorevole patrocinio del professor Giuseppe Abbamonte, illustra la propria proposta a tutela dell’autonomia degli enti e contro il semplicistico accorpamento “coatto” dei piccoli Comuni di vecchio conio fascista, ancorché condito dalla più accattivante formula del “sostegno incentivato”. In ogni caso, ASMEL si è già attrezzato per affiancare gli associati nel ricorso “incidentale” di incostuzionalità della norma con il supporto dello Studio Legale Abbamonte. Per ASMEL, l’accorpamento non è solo inutile e incostituzionale. È semplicemente impraticabile. Nel corso del Forum, si discute della formula messa a punto da Asmel, l’Associazione che raggruppa 1.828 Enti Locali in tutta Italia e che prevede un associazionismo come “rete di servizi” che parte dal basso, legato a efficienza, efficacia ed economicità, senza creare nuovi apparati di cui nessuno sente il bisogno. In pratica il paradigma delle RETE di Internet.Esemplare il caso della Centrale di Committenza ASMECOMM con i suoi oltre 300 Comuni aderenti in tutt’Italia. Qui l’articolo su Italia Oggi dell’11 aprile 2014
 

Primo Piano


 

DIRETTIVA APPALTI 2014 - NUOVI CRITERI DI AGGIUDICAZIONE: PREZZO/COSTO E QUALITÀ/PREZZO
«Tutte le offerte vincenti sono “economicamente più vantaggiose”». Con questa precisazione la nuova Direttiva Appalti 2014/24/UE cambia in maniera sostanziale la terminologia attualmente vigente per i criteri di aggiudicazione. Il Considerando 89 della Direttiva, infatti, chiarisce che «tutte le offerte vincenti dovrebbero essere scelte in base a quella che la singola amministrazione aggiudicatrice ritiene essere la migliore soluzione dal punto di vista economico tra quelle offerte» di conseguenza «per evitare confusione con il criterio di aggiudicazione attualmente noto come “offerta economicamente più vantaggiosa” nelle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE, occorre utilizzare un termine diverso per tradurre tale concetto, il “miglior rapporto qualità/prezzo”.» L’art. 67 della Direttiva stabilisce quindi che «le amministrazioni aggiudicatrici procedono all’aggiudicazione degli appalti sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa» che può essere individuata «sulla base del prezzo o del costo offerto» ovvero «può includere il miglior rapporto qualità/prezzo». Restano quindi due diverse tipologie di criteri di aggiudicazione, la vecchia offerta “economicamente più vantaggiosa” diventa offerta “del miglior rapporto qualità/prezzo”, mentre la vecchia offerta col “prezzo più basso” diventa «offerta sulla base del prezzo o del costo offerto». Mentre per l’offerta “qualità/prezzo” vengono valutati sia il “pregio tecnico”, che “l’organizzazione di cantiere” che i servizi “post-vendita”, i vecchio “prezzo più basso” va comunque integrato dall’indicazione dei “costi del ciclo di vita” del prodotto, del servizio o del lavoro oggetto dell’appalto, ricomprendente i costi sia a carico dell’amministrazione, che dei terzi, che dell’ambiente. La Direttiva assegna agli Stati membri la facoltà di applicare anche la sola ipotesi del “miglior rapporto qualità/prezzo” ma questa prerogativa resta come possibilità rimandata alla normativa nazionale di recepimento delle Direttiva. In conclusione, tutte le offerte vincenti devono essere “economicamente più vantaggiose” vuoi perché il prezzo/costo comporta un risparmio per l’Ente, vuoi perché il rapporto tra qualità e prezzo offerto viene ritenuto dall’Ente più conveniente per la soddisfazione del pubblico interesse.

MERCATO ELETTRONICO: PICCOLI COMUNI OBBLIGATI… A SCEGLIERE!    
La Corte dei Conti della Basilicata, con Parere 67/2014/PAR del 9 aprile scorso,  si è espressa sull’applicabilità ai piccoli Comuni dell’obbligo di ricorso al Mercato Elettronico ai sensi del comma 450 della legge 296/2006, in vigenza dell’obbligatorietà del ricorso alle Centrali di Committenza ex art. 33, comma 3-bis del D.Lgs. n. 163/2006. La deroga introdotta dal comma 343, dell’art. 1 della legge 147/2013 (legge di stabilità 2014), infatti, sebbene chiarisca che l’obbligatorietà dell’esperimento delle procedure di gara attraverso la Centrale di Committenza preveda l’eccezione degli affidamenti diretti, nulla dispone relativamente alla previsione della legge n. 296/2006. Come precisa la Corte dei Conti il Comune può acquistare direttamente, non rivolgendosi alla Centrale, ma deve farlo utilizzando gli strumenti elettronici. Prima della novella del 2012 sembrava che l’unica modalità prevista per ottemperare alla legge fosse il MEPA di CONSIP, ma il Legislatore con la Spending Review (DL 95/2012) ha riconosciuto ai Comuni la possibilità di adempiere all’obbligo di acquisto centralizzato, ricorrendo agli “strumenti elettronici di acquisto gestiti da altre centrali di committenza di riferimento, ivi comprese le convenzioni di cui all’articolo 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 e il mercato elettronico della pubblica amministrazione di cui all’articolo 328 del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207”. Facendosi interprete delle esigenze manifestate dai Comuni aderenti, la Centrale di Committenza Asmel Consortile scarl ha pertanto promosso l’attivazione di Mercato Elettronico parallelo a CONSIP, fatto su misura per i propri aderenti, che consenta agli stessi di avere un unico interlocutore per le proprie procedure di acquisto, a prescindere dall’obbligatorietà o meno del disposto del comma 3-bis. Il Forum ASMEL, previsto a Napoli il 9 maggio prossimo, sarà quindi l’occasione per promuovere il nuovo Mercato Elettronico delle Stazioni Appaltanti: uno strumento dinamico e accessibile che, nel rispetto della normativa, consenta agli Enti di gestire i propri acquisti in maniera più efficace e rispondente ai reali bisogni della P.A. e delle comunità locali. 

AVCP: LE PROBLEMATICHE SULLA CAUZIONE PROVVISORIA E DEFINITIVA
Avviata dall’Avcp una consultazione che nasce dall’esigenza di fornire chiarimenti in merito a diverse criticità riscontrate nell’applicazione degli artt. 75 e 113 del D.Lgs. n. 163/2006 in tema di cauzioni negli appalti pubblici. Ci si riferisce in particolare alle difficoltà riscontrate da diverse stazioni appaltanti, sia dei settori ordinari che speciali, ad escutere la cauzione, soprattutto quando questa è prestata da imprese di assicurazione o intermediari finanziari, nonché alle limitazioni poste da diverse imprese attive nei settori speciali ai soggetti che possono prestare cauzione, proprio al fine di superare queste difficoltà. Tali limiti prendono la forma di divieto assoluto di ammettere determinate figure di garanti e restringono la possibilità di assumere la qualità di garanti esclusivamente ai soggetti dotati di determinati requisiti di rating. Ciò, oltre ad alterare la concorrenza nei mercati finanziari, può accrescere le difficoltà di partecipazione alle gare che vengono sperimentate da numerose imprese, specie di piccole e medie dimensioni, in un periodo di forte difficoltà di accesso al credito. Qui lo schema di determinazione

MORALITÀ PROFESSIONALE: I MOTIVI DI ESCLUSIONE SONO TASSATIVI
Nel caso in cui il bando richieda la dichiarazione sulla moralità professionale del direttore tecnico, ai sensi dell’art. 38 del Codice degli Appalti, posto che lo stesso adempimento non è richiesto per il responsabile tecnico, l’assenza di dichiarazione di quest’ultimo non può comportare l’esclusione dalla gara. Questo il parere del Consiglio di Stato, Sez.III, espresso con la Sentenza n. 1744 del 10 aprile 2014, che ribalta la pronuncia del TAR Lazio. Il Tar capitolino, infatti, aveva ritenuto fondate le censure dedotte in merito all'ammissione dell’aggiudicatario alla procedura e relative alla mancata dichiarazione ex art. 38 del Codice dei Contratti, con riguardo al responsabile tecnico, figura ritenuta indispensabile anche con richiamo alla sentenza della V Sezione n. 4328/2013. Palazzo Spada, invece, ritiene la figura del responsabile tecnico non assimilabile a quella del direttore tecnico, soprattutto se si valutano i compiti affidati allo stesso nell’azienda e non “particolarmente incisivi”. Il TAR avrebbe basato la propria sentenza su "meri vizi formali" in verità insussistenti, violando così il principio generale volto a valorizzare le "forme sostanziali" e che avrebbe dovuto indurre a ricorrere al soccorso istruttorio e a richiedere adempimenti istruttori anche in giudizio, in considerazione altresì della tassatività delle cause di esclusione. Nel caso specifico, nelle ipotesi in cui il bando di gara richieda la dichiarazione ex art. 38 del Codice degli Appalti da parte del direttore tecnico senza prevedere identico adempimento anche per il responsabile tecnico, l'omessa dichiarazione di quest'ultimo non può determinare l'esclusione dalla gara, poiché tale figura non può ritenersi di certo assimilabile a quella del direttore tecnico, per di più in via interpretativa, se si ha riguardo soprattutto ai compiti in concreto affidati allo stesso nell’azienda e non particolarmente incisivi.Qui la sentenza del CdS n. 1744

RAGGRUPPAMENTI TEMPORANEI: IL RIPARTO DELLE QUOTE E’ DESUMIBILE SE COERENTE CON L’OFFERTA
L’obbligo per un raggruppamento di imprese di dichiarare le quote di partecipazione ai fini di un’aggiudicazione per un appalto di servizi, può essere conformemente assolto con la descrizione delle singole parti del servizio da cui sia evincibile “il riparto di esecuzione fra le imprese associate”. Questo è quanto espresso dal Consiglio di Stato, III Sezione (Sentenza n. 1795 11/04/2014) il quale ha censurato una pronuncia del Tar Campania, che non aveva ritenuto esaustiva la dichiarazione resa dalle imprese del costituendo raggruppamento in ordine alle rispettive quote di partecipazione. Il Consiglio di Stato ripudiando ogni criterio di riparto percentuale o solo ideale delle quote del servizio, ha chiarito che va dato rilievo sul piano sostanziale ai profili di serietà ed affidabilità dell'offerta circa l'entità delle prestazion precisando che «la serietà dell’impegno (in ossequio al principio di corrispondenza fra quote di partecipazione e quote di esecuzione dell’appalto) è pienamente verificabile in raffronto ai contenuti dell’offerta tecnica ed economica.»  Qui la sentenza del CdS n. 1795

Osservatorio Contratti e Appalti


  

SE LO PREVEDE IL BANDO, LE CONDANNE PENALI VANNO TUTTE DICHIARATE
E’ legittima l’esclusione di una ditta in caso di mancata dichiarazione di una condanna penale sebbene la stessa non incida sulla “moralità professionale”.  Il Consiglio di Stato, Sez. VI, con sentenza n. 1771 del 14 aprile scorso ha chiarito che «ove il bando di gara non si limiti a richiedere una generica dichiarazione di insussistenza delle cause di esclusione ex art. 38 del d.lgs. n. 163 del 2006, ma prescriva la dichiarazione di tutte le condanne penali, è legittimo l’annullamento in autotutela dell’aggiudicazione motivato con riferimento al fatto che l'aggiudicataria ha omesso di dichiarare una sentenza penale di condanna per omicidio colposo (adottata a seguito di applicazione di pena su richiesta, ai sensi dell’art. 444 c.p.p.) risultata a carico di un amministratore di una delle società facenti parte della r.t.i. aggiudicataria, senza effettuare alcuna valutazione della eventuale gravità della condanna stessa e della sua effettiva incidenza sulla moralità professionale. Infatti, in tal caso, l’omessa dichiarazione di qualsivoglia condanna penale è causa di esclusione dalla gara.» Nelle gare pubbliche, infatti, la completezza delle dichiarazioni rese dai concorrenti in sede di presentazione delle offerte rappresenta di per sé un valore da perseguire, «dato che consente - in osservanza al principio costituzionale di buon andamento dell'amministrazione - la celere decisione, da parte dell’organo tecnico investito dalla stazione appaltante dei compiti di valutazione delle offerte, in ordine all'ammissione alla gara dei candidati.» Trova quindi conferma l’indirizzo interpretativo promosso dalla Centrale di Committenza Asmel Consortile nell’affiancamento dato in sede di gara ai Comuni aderenti e operanti attraverso il portale ASMECOMM.

Notizie Flash


   

NUOVE LINEE GUIDA SULLA CONFERENZA SPECIALE SERVIZI NELLA REGIONE SICILIA
Nella nuova circolare regionale, tra le altre note, viene stabilito che i pareri sui progetti di importo complessivo superiore alla soglia comunitaria e fino a tre volte tale soglia vengono resi, qualunque sia il livello di progettazione, dalla conferenza speciale di servizi convocata dall’Ingegnere Capo del Genio civile competente per territorio, sulla base del progetto delle opere inviato dal responsabile del procedimento. In essa viene anche sottolineato che la conferenza speciale di servizi è convocata dall’Ingegnere Capo con le modalità e procedure di cui all’art. 4 della legge regionale 5 aprile 2011 n. 5. La normativa regionale prescrive, inoltre, che il parere favorevole della conferenza speciale di servizi costituisce approvazione in linea tecnica del progetto e che esso sostituisce, a tutti gli effetti, qualsiasi altro esame o parere di amministrazioni o di organi consultivi monocratici o collegiali ed uffici regionali in materia di lavori pubblici ed ancora che il voto del presidente della conferenza speciale di servizi, in caso di parità, determina la maggioranza. Le Nuove Linee guida per il funzionamento e le modalità operative della Conferenza speciale di servizi di cui all’ art. 5 della legge regionale n.12 del 12 luglio 2011 contenute nella Circolare 25 marzo 2014, n, 8 dell’Assessorato delle Infrastrutture e della mobilità recepiscono nel territorio della Regione siciliana il Codice dei contratti - D.Lgs. n, 163/2006). Qui la circolare n.2 del 2014

ENTI PREVIDENZIALI HANNO 15 GIORNI PER ATTIVARE IL PROCEDIMENTO DI REGOLARIZZAZIONE
Il Tar Veneto dà ragione ad una ditta che era stata esclusa per “vizi” legati al Durc. In tal senso viene richiamato l'art. 31, VIII comma del DL n. 69 del 2012 il quale prevede che in caso di mancanza dei requisiti per il rilascio del documento unico di regolarità contributiva (che le stazioni appaltanti debbono acquisire d’ufficio, attraverso strumenti informatici, ai fini della verifica della dichiarazione sostitutiva) “gli Enti preposti al rilascio, prima dell'emissione del DURC invitano l'interessato a regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a quindici giorni, indicando analiticamente le cause della irregolarità”. Gli enti previdenziali deputati all’emanazione del DURC debbono dunque attivare un procedimento di regolarizzazione mediante il quale i concorrenti ad una procedura concorsuale che fossero privi del requisito della regolarità contributiva possono sanare la loro posizione prima dell’emissione di un documento di irregolarità. Il requisito della regolarità contributiva, necessario per la partecipazione alle gare pubbliche, era stato pacificamente inteso che deve sussistere al momento della presentazione della domanda di ammissione alla procedura: ora, invece, si deve ritenere che il predetto requisito deve sussistere al momento di scadenza del termine quindicennale assegnato dall’Ente previdenziale per la regolarizzazione della posizione contributiva. Qui la sentenza nr. 486/2014

BANCA DATI NAZIONALE DEI CONTRATTI PUBBLICI: SIGLATA L’INTESA PER LE CERTIFICAZIONI DI QUALITÀ
Siglato l'accordo di cooperazione tra l’Avcp e Accredia - l'Ente italiano di accreditamento - per il controllo delle certificazioni di qualità da parte delle stazioni appaltanti che accedono alla Banca dati nazionale contratti pubblici in applicazione dell'articolo 6 bis del Codice dei contratti pubblici. In tal modo sarà consentito alle stazioni appaltanti e agli altri soggetti aggiudicatori di acquisire attraverso il sistema AVCpass le certificazioni di sistema di qualità aziendale conforme alle normative europee della serie UNI EN ISO 9000 relative al sistema EA 28 degli operatori economici, nella fase di verifica dei requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari, così come previsto dall'art.6, comma 1b della delibera 111/2012, assicurando in tempo reale che le certificazioni di qualità inserite nella BDNCP siano effettivamente vigenti, attraverso l'attivazione di nuovi meccanismi di comunicazione delle revoche delle certificazioni di cui all'articolo 63 del Regolamento e, nel contempo, rendendo immediatamente individuabili quegli operatori economici che non posseggono più il requisito, ovviando al rischio che imprese possano partecipare ad appalti di categorie e classifiche cui non hanno più diritto. Qui il comunicato dell’AVCP.
 

800 MILIONI PER PROMUOVERE L’EFFICIENZA ENERGETICA NELLA PA, NELLE IMPRESE E NELLE FAMIGLIE
Il Consiglio dei Ministri mette a disposizione quasi 800 milioni di euro dal 2014 al 2020 per promuovere l’efficienza energetica. Il 4 marzo ha approvato uno schema di decreto legislativo che introduce nell’ordinamento italiano nuove misure finalizzate a promuovere l’efficienza energetica nella Pubblica amministrazione, nelle imprese e nelle famiglie secondo gli obiettivi posti dall’Unione Europea di una riduzione dei consumi di energia primaria del 20% entro il 2020. Il provvedimento, recependo la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, integra la Strategia energetica nazionale attraverso nuovi interventi: riqualificazione energetica sugli immobili della pubblica amministrazione; previsione dell’obbligo per le grandi imprese di eseguire diagnosi di efficienza energetica; l’istituzione di un Fondo nazionale per l’efficienza energetica per la concessione di garanzie o l’erogazione di finanziamenti, al fine di favorire interventi di riqualificazione energetica della PA, l’efficienza energetica negli edifici residenziali e popolari e la riduzione dei consumi di energia nell’industria e nei servizi. Qui lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica.