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Newsletter - 14 marzo 2014

Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.49 del  14/03/2014

Notiziario Asmel


 

LE MILLE SORPRESE DEI 6000 CAMPANILI
Lo avevamo detto, ed eravamo in buona compagnia, prima durante e dopo lo svolgimento del programma “6000 Campanili”: vi erano troppe cose da correggere e i miglioramenti intervenuti in corso d’opera, anche grazie al nostro contributo, non avevano fugato tutte le perplessità.
Ed è così che solo a distanza di diversi mesi, l’amministrazione comunale di Torre Bormida, Comune della provincia di Cuneo socio di Asmel, ha visto riconosciute le sue ragioni, grazie al nostro supporto. Finalmente vedrà il suo progetto finanziato, con piena soddisfazione della comunità locale. Non è stato facile, lo ammettiamo, ma non abbiamo demorso nemmeno quando dall’Anci avevano comunicato e sostenuto che il progetto di Torre Bormida era stato inviato, e giunto nelle loro mani, molte ore dopo rispetto a quanto veniva invece indicato nella mail di avvenuta consegna che il sistema di pec aveva generato in automatico ed inviato al Comune. Si è “scoperto”, dunque, che il sistema di lettura delle comunicazioni pec dell’Anci ha lasciato a desiderare. Si è dovuto procedere alla lettura “manuale” delle comunicazioni e riscontrare che 36 di queste andavano corrette.
Aggiungiamo che anche tra Ministero delle Infrastrutture e Anci il canale comunicativo non è stato dei più agevoli (il Ministero scriveva a una PEC dell’Anci accantonata) ed il risultato è che un programma su cui il Governo aveva scommesso tantissimo stenta a prendere la sua forma definitiva. Per info scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ASMEZ CONTRO IL SINDACO DE LUCA E BALUARDO DELLE PICCOLE REALTÀ LOCALI
Ha dell’incredibile quando sta accadendo in questi giorni in Campania dove si sta consumando una guerra politica sulle spalle dei piccoli Comuni come si legge nella rassegna in fondo. Il Comune di Salerno, infatti, ha presentato ricorso al Tar avverso la delibera della Giunta regionale con la quale si approvava la graduatoria che consente a circa 500 Comuni campani di vedersi finanziata un’opera pubblica con i fondi del Programma ACCELERAZIONE DELLA SPESA, si parla di almeno un miliardo di euro. Parliamo di guerra politica poiché a capo dell’amministrazione comunale di Salerno vi è un politico di livello nazionale, Vincenzo De Luca, che ha già conteso nel 2010 la poltrona di Presidente della Giunta all’attuale governatore Stefano Caldoro e non fa mistero della sua intenzione di ricandidarsi anche nel 2015. Le motivazione alla base del ricorso al Tar sono due, entrambe sbagliate. La prima si basa sull’esclusione dai finanziamenti dei Comuni al di sopra dei 50mila abitanti ed al Comune di Salerno sanno bene che per gli Enti più grandi è stato predisposto da anni il Programma CAMPANIAPIU. Caldoro ha dichiarato che a Salerno sono stati assegnati 200 milioni di euro. De Luca ribatte che ad oggi non ha visto un euro. Conoscendo l”incapacità di spesa” della Regione ha senz’altro ragione De Luca. Ma invece di presentare ricorso al TAR sarebbe più opportuno far fronte comune per incalzare la Regione e costringerla a spendere i soldi prima che la UE li reclami indietro. Con il ricorso, invece, si rischia di allungare ulteriormente i tempi, in attesa delle decisioni del TAR, concedendo alla Regione un comodo alibi. La seconda motivazione è, senza mezzi termini, indecente perché si  basa sulla capacità di Salerno di presentare progetti immediatamente cantierabili. Capacità che non viene riconosciuta ai Comuni più piccoli. Il Consorzio ASMEZ è subito insorto preannunciando di costituirsi nel giudizio davanti al TAR a tutela dei Comuni che rappresenta (il 95% de Comuni campani). “Nei vent’anni di vita del Consorzio non ho mai visto un piccolo Comune non riuscire a spendere nei tempi i finanziamenti ottenuti. Semmai ho visto il contrario” ha dichiarato il Presidente Francesco Pinto, che ha invitato il Sindaco De Luca a ritirare il ricorso. Qui la rassegna.

Primo Piano


 

AVCPASS SEMPLIFICATO PER LE GARE TELEMATICHE SU ASMECOMM, ANCHE IL PARLAMENTO CHIEDE DI INTERVENIRE
Nella seduta del 4 marzo scorso, l’VIII Commissione della Camera dei Deputati ha presentato una Risoluzione sulla necessità di riformare le norme del Codice in conformità alla nuova Direttiva Europea Appalti approvata il 15 gennaio scorso e che, come noto, impone la digitalizzazione integrale delle procedure d’appalto per le Stazioni appaltanti singole e associate.

Con riferimento al sistema Avcpass, in sintonia con quanto già segnalato anche da ASMEL, la risoluzione n. 7-00285 sollecita il Governo a modificare la logica stessa del sistema, trasformandolo da elemento di ulteriore burocratizzazione e rallentamento delle procedure in uno strumento pratico “pienamente interoperabile con i servizi informatizzati delle stazioni appaltanti fruitrici e allo stesso tempo alimentatrici del sistema stesso”.
In altri termini, di qui al 1 luglio, data di reviviscenza dell’obbligo di legge, è necessario che il Governo renda il sistema di controllo dell’AvcPass funzionale all’interazione con le piattaforme telematiche già utilizzate dagli Enti. Sono centinaia infatti i Comuni che in questi mesi, anche attraverso la piattaforma della Centrale ASMECOMM, hanno accelerato l’introduzione della modalità telematica nell’espletamento delle procedure di gara, anticipando di fatto la stessa Direttiva Europea, e che quindi accolgono favorevolmente tale intervento, pur rimanendo l’Avcpass facoltativo per le gare espletate in modalità interamente telematiche.Qui gli Atti parlamentari della Camera dei Deputati del 4 marzo con il testo della Risoluzione

CONSIGLIO DI STATO SUI LIMITI DEL RICORSO ALL’AVVALIMENTO
Secondo il Consiglio di Stato l'istituto dell'avvalimento deve essere pur sempre contemperato con la esigenza di assicurare idonee garanzie alla stazione appaltante per la corretta esecuzione degli appalti. Pertanto risulta illegittima l'ammissione in una gara di appalto di progettazione e di esecuzione lavori di una ati, facente capo alla società che ha fatto ricorso all'istituto dell'avvalimento (art. 49, del DLgs. n. 163/2006), in quanto: a) il criterio letterale posto dall'art. 49, per il quale solo "il concorrente" singolo, consorziato o raggruppato può ricorrere all'avvalimento trattandosi di un istituto di soccorso al concorrente in sede di gara per cui va escluso chi si avvale di soggetto ausiliario a sua volta privo del requisito richiesto dal bando; b) se il progettista indicato non è legato da un vincolo negoziale con la stazione appaltante, a maggior ragione non è legato il suo ausiliario che è soggetto terzo che non può offrire alcuna garanzia alla amministrazione. Nella prossima Newsletter, focus sul tema in riferimento ai bandi Asmecomm. Qui la sentenza del Consiglio di Stato nr. 1072/2014

Osservatorio Contratti e Appalti


 

L’OFFERTA FIRMATA DIGITALMENTE È VALIDA ANCHE SENZA DOCUMENTO DI IDENTITÀ
Con sentenza n. 4676 del 20/09/2013, la sesta sezione del Consiglio di Stato ha puntualmente precisato che le dichiarazioni firmate digitalmente in sede di gara sono valide anche senza l’allegazione di copia del documento di identità del dichiarante. Infatti, mentre per la firma autografa è necessaria l’allegazione del documento per attestarne la provenienza, nel caso della firma digitale tale identificazione con il dichiarante è certificata a monte dai gestori legalmente riconosciuti. Nelle scorse settimane il Comune di Cervicati (CS) nell’ambito di una procedura telematica espletata attraverso la piattaforma ASMECOMM della Centrale di Committenza ASMEL, sulla base di un fuorviante parere espresso dal servizio Ancitel, aveva provveduto ad escludere una ditta la cui offerta era stata firmata digitalmente senza che fosse allegato il documento di identità, richiesta in vero presente nella modulistica di gara. A seguito dell’esposto della Ditta esclusa, la Centrale ha fatto da supporto all’Autorità di Gara per procedere, in regime di autotutela, al riesame della determinazione di esclusione. Come ben chiarito dal Consiglio di Stato, dal combinato disposto dell’art. 65 comma 1 lett.  a) del CAD e dell’art. 77 comma 6 lett. b) del Codice dei Contratti Pubblici si può giungere alla sola conclusione che «l’apposizione della firma digitale, a cagione del particolare grado di sicurezza e di certezza nell’imputabilità soggettiva che la caratterizza, sia di per sé idoneo a soddisfare i requisiti richiesti dichiarativi di cui al comma 3 dell’art. 83 del D.P.R. 445 del 2000, anche in assenza dell’allegazione in atti di copia del documento di identità del dichiarante». Se si giungesse ad una conclusione differente, continua il Consiglio di Stato, si priverebbe «di utilità pratica la previsione di legge che riconosce all’apposizione della firma digitale un particolare grado di certezza ed attendibilità».

Notizie Flash


   

SISTEMA SIMOG AVCP ANCHE PER  APPALTI IN CORSO DI REGISTRAZIONE PRESSO IL SITAR CAMPANIA
Con comunicato del 6 marzo 2014 l’Avcp informa le stazioni appaltanti e tutti gli enti aggiudicatori con sede in Campania, in relazione ai lavori di interesse regionale, provinciale e comunale, che la Giunta Regionale ha stabilito che le attività di monitoraggio di cui all’articolo 7, comma 4, del DLgs 163/2006 devono essere garantite attraverso il sistema SIMOG dell’AVCP sul sito www.avcp.it, anche per gli appalti in corso di registrazione presso il SITAR Campania.

SISTEMA INFORMATIVO MONITORAGGIO OPERE INCOMPIUTE – VIAGGIO TRA GLI SPRECHI
Dopo una lunga attesa è disponibile il primo elenco delle opere pubbliche incompiute. Si tratta approssimativamente, poiché non si è certi dei dati forniti, o meglio non forniti da tutte le regioni, di almeno seicento opere per un danno di non meno di quattro miliardi di euro. In realtà è dal 19 luglio 2013 è operativo il Sistema Informatico di Monitoraggio delle Opere Incompiute (SIMOI), attivato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in attuazione del decreto 13 marzo 2013 n. 42. La rilevazione viene effettuata dalle amministrazioni pubbliche che accedono al sito internet registrando i dati relativi alle strutture incompiute che si trovano sul territorio di competenza. L’obiettivo del portale è infatti il coordinamento a livello informativo e statistico dei dati sulle opere pubbliche incompiute in possesso delle stazioni appaltanti, al fine di favorire le soluzioni ottimali per il completamento e l'attivazione delle opere oppure l'individuazione di diverse destinazioni d’uso rispetto a quella originariamente prevista.
Accedi qui per consultare le FAQ, inviare i dati e visionare i relativi elenchi. 

CONSIGLIO DI STATO: PER L’ATI OBBLIGO DI SOPRALLUOGO DI TUTTE LE IMPRESE
Il Consiglio di Stato rigetta il ricorso della ditta contro una previsione del disciplinare che richiedeva a ogni concorrente singolo o a ciascun concorrente che costituisce o costituirà il raggruppamento d’impresa di dichiarare di aver eseguito il sopralluogo imposto dalla normativa concorsuale, sottolineando che non può ritenersi tale obbligo assolto allorché il sopralluogo sia stato effettuato dalla sola impresa mandataria. Secondo i giudici l’obbligo di eseguire il sopralluogo posto a carico dei soggetti partecipanti non poteva che riferirsi ai soggetti contemplati, e precisamente, al concorrente singolo ovvero a ciascun concorrente che costituisce o costituirà il raggruppamento di impresa. Ciò precisato, appare evidente come l’attestato di sopralluogo, la cui mancata allegazione determina l’esclusione, deve riferirsi a tutte le imprese partecipanti e, nel caso di ATI costituenda, non solo alla mandataria. Per un verso se, come afferma l’appellante, “nessuna prescrizione concorsuale richiedeva . . . che il sopralluogo fosse effettuato da tutte le imprese partecipanti”, è altrettanto vero che nessuna prescrizione, però, consentiva che tale sopralluogo fosse effettuato da una sola impresa (auto)qualificatasi come mandataria di una costituenda associazione temporanea. Per altro verso, proprio perché, come affermato dall’appellante, “il sopralluogo è un adempimento funzionale alla conoscenza dei luoghi che il partecipante acquisisce al fine della successiva presentazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa”, può comprendersi (e giustificarsi sul piano della ragionevolezza) una previsione del bando che, in presenza di lavori particolarmente delicati nell’ambito di una ricostruzione post-sisma, richieda il sopralluogo da parte di tutte le imprese concorrenti, e quindi anche di quelle che, nel costituirsi in ATI anche in momento successivo alla partecipazione alla gara, tuttavia partecipano alla definizione dell’offerta. Qui la sentenza nr. 744/2014.

LAVORI PUBBLICI: AL VIA IL RIPARTO FONDO CONTINUITÀ DEI CANTIERI
Con decreto del Ministero delle infrastrutture, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2014, d’intesa con il Ministero dell’economia si è proceduto al riparto del Fondo per la continuità dei cantieri ed il perfezionamento degli atti contrattuali finalizzati all'avvio dei lavori. Disciplinata anche la modalità di erogazione dei contributi e del monitoraggio. Le erogazioni  avvengono infatti sulla base della verifica dello stato di realizzazione dei  lavori  e dei  relativi  crediti  maturati   dai   soggetti   beneficiari   del finanziamento nel rispetto del crono-programma dei lavori e a  seguito del rilascio del nulla osta al pagamento. Qui la GU Serie Generale n.45 del 24-2-2014.

NEL 2013 NIENTE SCOSTAMENTI TRA TASSO DI INFLAZIONE REALE E TASSO PROGRAMMATO
In Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasposti secondo cui nel 2013 non si sono verificati scostamenti superiori al 2 per cento tra il tasso d'inflazione reale e il tasso di inflazione programmato. In realtà, sulla base dei dati forniti dal Ministero dell'economia e delle finanze, elaborati su  dati ISTAT e sui documenti programmatici, risulta che lo scostamento tra il tasso di inflazione reale e il tasso di inflazione programmato in punti percentuali è stato - 0,4. Qui il decreto 14 febbraio 2014.

TAR: NESSUN DIVIETO DI INGRESSO DEI CANI NEI GIARDINI COMUNALI
Dura bacchettata del Tar Molise verso quei Comuni che emanano ordinanze sindacali contro l’ingresso dei cani nei parchi e nei giardini comunali. La scelta di vietare l'ingresso ai cani e, conseguentemente, ai padroni o detentori degli stessi nei giardini e parchi comunali, risulta del tutto irragionevole e illogica, oltre che sproporzionata, rispetto al fine perseguito, rappresentato, a ben vedere, dalla necessità di vigilare sul rispetto di regole di civiltà imposte ai cittadini. Inoltre, proprio il provvedimento impugnato, afferma che la problematica cui si è inteso ovviare consegue a comportamenti scorretti da parte dei proprietari o detentori di cani, per l'evidente assenza di rispetto del dovere civico di provvedere alla raccolta degli escrementi con mezzi adatti allo smaltimento, dovere che rientra nei compiti e obiettivi che un'Amministrazione comunale dovrebbe perseguire e incentivare, anche attraverso l'irrogazione di sanzioni nei confronti di chi dimostra insensibilità verso di esso. Oltretutto, la stessa ordinanza ricorda che già con provvedimento di data 3 marzo 2009 del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, è stato previsto l'obbligo a chiunque conduca il cane in ambito urbano di raccoglierne le feci e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse con la conseguenza, quindi, che tale comportamento, espressione del dovere civico e di direttive igienico-sanitarie, deve essere fatto rispettare anche dall'Amministrazione comunale. Qui la sentenza del Tar nr. 104/2014

NON BASTA ESSERE FRATELLI DI CAMORRISTI PER ESSERE ESCLUSI DA UN APPALTO
Il Consiglio di Stato ha accolto l´appello annullando le informative prefettizie in quanto con riguardo alla rilevanza del rapporto di parentela con soggetti risultati appartenenti alla criminalità organizzata, agli effetti dell’inibitoria della costituzione di rapporti contrattuali o di sovvenzione con enti che utilizzano risorse pubbliche, la prevalente giurisprudenza è orientata nel senso che il mero rapporto di parentela (o di affinità), in assenza di ulteriori elementi, non è di per sé idoneo a dare conto del tentativo di infiltrazione, in quanto non può ritenersi un vero e proprio automatismo tra un legame familiare, sia pure tra stretti congiunti, ed il condizionamento dell´impresa, che deponga nel senso di un´attività sintomaticamente connessa a logiche e ad interessi malavitosi. Qui la sentenza del Consiglio di Stato n. 570/2014.