I cookie aiutano a fornire servizi di qualità. Navigando su questo sito accetti il loro utilizzo. Informazioni
Newsletter (2)

Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.32  del  22/10/2013

Notiziario Asmel


 

AL VIA IL CICLO DI SEMINARI GRATUITI SULLA RISCOSSIONE DEI TRIBUTI COMUNALI DOPO EQUITALIA
Il primo appuntamento è a Napoli per il 31 Ottobre, seguirà l’appuntamento del 5 novembre a Lamezia terme. Toccherà poi a Limido Comasco in provincia di Bergamo il 13 novembre. L’articolo 53 della legge n. 93/2013 prevede che il 31 dicembre 2013 cessi inderogabilmente la gestione delle attività di riscossione da parte di Equitalia. La stessa disposizione delinea la possibile opzione per la costituzione di un Consorzio tra Comuni, ma le amministrazioni hanno facoltà di indire gare per affidare in concessione i servizi di riscossione o di aderire a convenzioni-quadro stipulate da centrali di committenza, mentre più problematico risulta il ricorso a società da essi partecipate. Asmel promuove un ciclo di Seminari per fornire le istruzioni operative e i rimedi per l’accertamento e la riscossione, spontanea e coattiva, dei tributi comunali: come adeguarsi all’interruzione dell’invio dei ruoli? qual è la scelta corretta per il Comune evitando che vengano chiesti  premi fino al 30%? quali le alternative ad Equitalia già esistenti? I Seminari esaminano, inoltre,  le novità su IMU e TRISE della legge di stabilità 2014 e le prospettive per la riscossione delle entrate comunali a fronte del recupero della delega fiscale da parte del Governo. Tra i relatori gli esperti di Italia Oggi e Il Sole 24 Ore, Alberto Barbiero e Sergio Trovato. Programmi e  inviti gratuiti Sul sito www.asmel.eu.

Osservatorio Appalti e Contratti


 

APPALTI SOTTO 1 MILIONE: MINIMO 10 DITTE PER IL “TAGLIO DELLE ALI”
E’ sempre più di attualità l’applicabilità o meno dell’esclusione automatica nelle procedure d’appalto. La soglia minima delle 5 ditte previste dall’art. 86, comma 4 del D.Lgs. n. 163/2006 è applicabile dalle Stazioni Appaltanti soltanto per appalti di importo superiore ad 1 milione di euro; in caso contrario trova applicazione la disposizione dell’art. 122, comma 9 del Codice dei Contratti. Negli appalti sotto 1 milione di euro, infatti, la soglia minima per applicare il “taglio delle ali” è di 10 concorrenti e non 5.
Tale disposizione va seguita anche nel caso di errata indicazione nella Lex Specialis, come del resto già chiarito dalla stessa AVCP con  Parere di Precontenzioso n. 185 del 07/11/2012.
Di recente, l’intervento della Centrale di Committenza ha richiamato l’attenzione delle Autorità di Gara sul punto in due distinte procedure indette rispettivamente dal Comune di Auletta (SA) e dal Comune di Gizzeria (CZ) secondo il principio per cui <<per gli appalti di lavori pubblici sotto soglia, da aggiudicarsi con procedura negoziata al prezzo più basso, trova applicazione, in via eterointegrata, l’art. 122, comma 9, D.Lgs. 163/2006 e pertanto, essendo le offerte ammesse inferiori a 10, la stazione appaltante non può applicare l'esclusione automatica, ma il procedimento di verifica di cui all’art. 86 comma 3 del d.lgs. n. 163/2006.>>

Primo Piano


 

NELLE PROCEDURE TELEMATICHE FIRMA DIGITALE VALIDA ANCHE SENZA LA COPIA DEL DOCUMENTO DI IDENTITÀ
Sulla validità della firma digitale nelle procedure telematiche, si è pronunciato il Consiglio di Stato con la sentenza n. 4676/2013, affermando la validità delle dichiarazioni rese ai sensi degli articoli 38 e 47 del D.P.R. 445 del 2000 anche senza allagare la copia del documento di identità del dichiarante quando sono firmate digitalmente. Le dichiarazioni contemplate dalla sentenza si intendono le istanze e le dichiarazioni da presentare alla pubblica amministrazione o ai gestori  di pubblici servizi ma anche le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà.

AMMISSIBILE L’AVVALIMENTO DI UNA PLURALITÀ DI IMPRESE AUSILIARIE PER LAVORI DELLA STESSA CATEGORIA
Ancora una volta la Corte di Giustizia bacchetta l'Italia. Secondo gli eurogiudici, infatti, sono illegittime le norme italiane che vietano attestazioni di più soggetti per lavori della stessa categoria. La Corte di giustizia europea si è pronunciata nella sentenza del 10 ottobre 2013 sui paletti imposti dalle normative italiane all'istituto dell'avvalimento. La questione nasceva dal ricorso di un'impresa esclusa da una gara per aver utilizzato più di un'impresa ausiliaria. «La Provincia di Fermo - ricostruisce una nota della Corte Ue - dopo aver ammesso il ricorrente Rti alla procedura di gara, con successivo provvedimento comunicava allo stesso l'esclusione per violazione del divieto di "avvalimento plurimo"». L'articolo 49 comma 6 del Dlgs 163/2006 stabilisce, in tema di partecipazione alle gare di appalto pubbliche, che «per i lavori, il concorrente può avvalersi di una sola impresa ausiliaria per ciascuna categoria di qualificazione». L'impresa dal canto suo sostiene che tale disposizione contrasterebbe con la direttiva 2004/18/CE, che non prevederebbe alcun limite numerico per i soggetti di cui l'operatore economico si può avvalere. Investito della questione, il Tar Marche ha deciso di chiamare in causa i giudici europei che hanno sancito che per dimostrare di avere i requisiti di una categoria di qualificazione SOA è possibile avvalersi di più imprese. 

ERRONEA INDICAZIONE DEL BENEFICIARIO DELLA GARANZIA PUÒ ESSERE SANATA
Il Consiglio di Stato, sez. IV, con sentenza n. 4162 del 6 agosto 2013, confermando la sentenza breve resa dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania – Napoli, sez. I, n. 4066/2012, si è pronunciato in merito alla tassatività delle cause di esclusione, con riferimento alla garanzia provvisoria. La stazione appaltante aveva escluso una delle concorrenti dalla gara, per avere quest’ultima prestato la garanzia provvisoria in favore della stazione unica appaltante e, non dell’ente committente, come richiesto dal disciplinare di gara a pena di esclusione. Il Tar, con la richiamata sentenza breve, si era già espresso ritenendo illegittima l’esclusione operata dalla stazione appaltante. Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza sostenendo che “E’ pur vero che la garanzia provvisoria è prescrizione contemplata dall’art. 75 del codice dei contratti pubblici a corredo dell’offerta e ne costituisce parte integrante non suscettibile di adempimento postumo, pena la violazione della par condicio, tuttavia, nel caso di specie non si discorre di violazione dell’obbligo di presentazione della garanzia ma di un peculiare profilo di irregolarità, costituito dall’erronea indicazione, quale beneficiario, della stazione unica appaltante piuttosto che dell’ente committente. Trattasi di un’irregolarità non così grave da determinare l’inesistenza della garanzia (come sostenuto dall’amministrazione appaltante), non attinente a profili specificatamente previsti dalla legge, nè rientrante, in quanto tale, tra gli elementi essenziali dell’offerta; altresì scusabile in ragione del diretto e primario ruolo rivestito nella gara dal Provveditorato OO.PP., e di conseguenza sanabile a mezzo del cd potere di soccorso istruttorio di cui all’art. 46 comma 1, il quale consente, oltre ai chiarimenti, anche l’eventuale “completamento” dei documenti.

AVCP: NON AL CIG SOLO PER I CONTRATTI DI SPONSORIZZAZIONE PURA
L’Avcp con parere 45/2013 si è espressa in merito all’obbligo di  acquisire il codice identificativo della gara (CIG)  e di assolvere gli oneri relativi alla tracciabilità, di cui alla legge n. 136 del 13 agosto 2010, nell’ipotesi dei contratti di sponsorizzazione  di cui all’art. 26 del d.lgs. n. 163/2006. Al  riguardo è necessario distinguere se la fattispecie concreta rientri  nell’ipotesi della sponsorizzazione pura – esentata da CIG – ovvero in quella  della sponsorizzazione tecnica – sottoposta a CIG. La sponsorizzazione c.d.  pura, è quando lo sponsor si limita a conferire un finanziamento mentre lo  svolgimento di altre attività – come ad esempio l’esecuzione di lavori o la  prestazione di servizi – è a carico di soggetti diversi, in cambio del diritto  di sfruttare spazi per scopi pubblicitari. È opportuno distinguere la sponsorizzazione che non comporta alcun onere finanziario per l’amministrazione e, come tale, non è qualificabile  come contratto passivo e non è assoggettato alla disciplina comunitaria e  nazionale sugli appalti pubblici. La distinzione vale con riguardo alla sponsorizzazione c.d. tecnica, i  cui caratteri essenziali sono in relazione alla specificità dell’oggetto consistente  nell’acquisizione o realizzazione di lavori, servizi e forniture, a cura e  spese dello sponsor. Per quest’ultima fattispecie il Codice degli appalti, richiede  l’espletamento di una procedura concorsuale essendo la prestazione del privato  correlata – come detto - alla realizzazione di lavori, servizi o forniture  pubblici e rientrando conseguentemente nell’obbligo della tracciabilità di cui  alla legge n. 136/2010.

CORTE DEI CONTI: IL PAGAMENTO DELL’IRAP AFFERENTE AI COMPENSI INCENTIVANTI DOVUTI AI TECNICI DIPENDENTI GRAVA SUL DATORE DI LAVORO
Nell’affrontare una specifica richiesta proveniente da un Comune lucano in merito alla corretta determinazione dei compensi incentivanti dovuti ai dipendenti di profilo tecnico per l’attività di progettazione e direzione dei lavori ai sensi dell’art. 92, comma 5, D. Lgs. 163/2006, la Corte dei Conti della Basilicata con delibera n. 11572013 ha valutato che l’onere per il pagamento dell’Irap afferente ai compensi incentivanti dovuti ai tecnici dipendenti grava sul datore di lavoro e non sul lavoratore ma, tenuto conto delle modalità di copertura di “tutti gli oneri”, va finanziato con i fondi lordi appositamente stanziati, non potendo costituire un onere finanziario “aggiuntivo” per l’ente. Pertanto, le disposizioni sulla provvista e la copertura degli oneri di personale (tra cui l’Irap) si riflettono, in sostanza, sulle disponibilità dei fondi per la progettazione ripartibili nei confronti dei dipendenti aventi titolo, da calcolare al netto delle risorse necessarie alla copertura dell’onere Irap gravante sull’amministrazione.

PRECEDENTI ESPERIENZE ANALOGHE NELL’AGGIUDICAZIONE DI CONTRATTI PUBBLICI POSSONO NON ESSERE SUFFICIENTI
Il Consiglio di Stato con la sentenza n 4405/2013 ha ritenuto che l’esistenza di elementi di differenziazione sostanziale fra le prestazioni oggetto di gara e quelle che l’operatore economico concorrente dichiara di aver svolto in precedenza esclude la possibilità di ricorrere alla nozione di analogia, in quanto la diversità dell’oggetto delle prestazioni richieste impedisce di verificare la sussistenza del patrimonio di esperienza idoneo a svolgere le attività oggetto specifico del bando.

Notizie Flash


 

SE L’ENTE ACQUISTA UN DONO CON LA FINALITÀ DI RAPPRESENTANZA SI EVITA IL DANNO ERARIALE
Nuovo ed importante tassello circa la delicata questione delle spese di rappresentanza sostenute in ambito pubblico. In basse alla recente sentenza n. 661/2013 della Corte dei Conti, le spese finalizzate a soddisfare la funzione rappresentativa esterna dell'ente pubblico, allo scopo di accrescere il prestigio dell'immagine dello stesso e darvi lustro nel contesto sociale in cui opera, sono legittime, in quanto rientrano in quelle di rappresentanza. In caso contrario si configura responsabilità erariale del Dirigente che ha disposto la spesa e del collegio sindacale che non vi si oppone.

UN ATTO EMESSO DAL SINDACO E PERCIÒ VIZIATO DA INCOMPETENZA PUÒ ESSERE CONVALIDATO DALL’ORGANO COMPETENTE
Il TAR Veneto è intervenuto, con la sentenza n 1152/2013,  su un caso nel quale una richiesta di riesame di un provvedimento in materia di edilizia era stata rigettata dal sindaco e non dal responsabile dell’ufficio, il quale, nel corso  del giudizio, aveva convalidato lo stesso provvedimento. Scrive il TAR: “atteso altresì che, con riguardo al vizio di incompetenza dedotto con il ricorso introduttivo, è intervenuta nelle more la ratifica da parte del Responsabile del Servizio Edilizia Privata ed Urbanistica del provvedimento di rigetto dell’istanza di riesame in precedenza assunto dal Sindaco e considerato che nel caso di specie l’organo competente ha fatto proprie, espressamente condividendole, le ragioni che avevano portato il Sindaco a respingere l’istanza di riesame presentata dalla ricorrente, palesemente riconoscendo la presenza del vizio di incompetenza e la volontà di rimozione dello stesso, ferme restando le conclusioni di merito; per detti motivi sia il ricorso principale che i motivi aggiunti successivamente proposti vanno respinti”.

INDENNIZZO DA RITARDO PA, LE NOVITÀ LEGISLATIVE
Il riconoscimento di un indennizzo per il ritardo, eventualmente causato dalla pubblica amministrazione nella conclusione del procedimento amministrativo, viene disciplinato dall’articolo 28 del c.d. Decreto del Fare. La  pubblica  amministrazione  procedente in caso di inosservanza del termine di conclusione del procedimento amministrativo iniziato  ad istanza di parte, per il quale sussiste l'obbligo di pronunziarsi, con esclusione delle ipotesi di silenzio qualificato e  dei  concorsi pubblici, corrisponde all'interessato, a titolo di  indennizzo  per il mero ritardo, una somma pari a 30 euro per ogni giorno di  ritardo con decorrenza dalla data di scadenza del termine del procedimento, comunque complessivamente non superiore a 2.000 euro.

LA SCADENZA DEI TERMINI NON RENDE L’ATTO SOPRAVVENUTO DI PER SÉ INVALIDO 
Non può ritenersi illegittimo un diniego di concessione edilizia per effetto di  "un comportamento illegittimo" dell’amministrazione, consistito nell’abnorme durata del procedimento, ed in particolare dell’atteggiamento inerte tenuto da quest’ultima successivamente al rilascio del parere favorevole da parte della Commissione edilizia; infatti, come sottolineato dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 4980/2013,  il mancato rispetto del termine per la conclusione del procedimento non vizia l’atto conclusivo sopravvenuto alla scadenza di questo. La scadenza dei termini non priva l’Amministrazione del dovere di curare l’interesse pubblico, né rende l’atto sopravvenuto di per sé invalido, ma può comportare responsabilità patrimoniale in caso di violazioni. 

SI ALLA CLASS ACTION PER L’ADOZIONE DELLA CARTA DEI SERVIZI
Il TAR Campania accoglie il ricorso previsto dall’art. 1 del D.L.vo n. 198 del 2009 (c.d. class action per l’efficienza della P.A.) proposto dall’Associazione "Il Movimento difesa del cittadino (MDC)" nei confronti del Comune di Salerno onde ottenere la redazione della carta dei servizi in sede di stipula dei contratti di servizio. In effetti, nella sentenza n. 2054/2013, viene ritenuto illegittimo il silenzio osservato dal Comune in merito ad una diffida tendente ad ottenere l’adempimento, da parte dell’Ente locale, al disposto di cui all’art. 2, comma 461, della L. n. 244 del 2007 della carta dei servizi in sede di stipula dei contratti di servizio, nonché l’adozione di tutti i provvedimenti consequenziali obbligatori previsti dalle medesime disposizioni normative, ivi compreso il relativo regolamento di attuazione; infatti, la mancata adozione della carta dei servizi nel termine di novanta giorni dalla notifica della diffida di cui all'art. 3 del d.lgs. n. 198 del 2009 è valutabile alla stregua di inadempimento dell’Amministrazione pubblica locale.