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Newsletter - 12 giugno 2014

Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.61 del  12/06/2014

Notiziario Asmel


 

TUTTE LE NOVITÀ DELLA RIFORMA APPALTI – NAPOLI 27 GIUGNO
In occasione del FORUM ASMEZ in programma il 27 giugno all’Hotel Ramada di Napoli, è in programma la sessione di approfondimento sulle principali novità in materia di Appalti introdotte da: D.L. 20 marzo 2014 n. 34; D.L. 24 aprile 2014 n. 66; D.L. del 28 marzo 2014 n.47 e decreto Ministero Infrastrutture e Trasporti del 24 aprile 2014, nonché la Legge Delega al Governo per la riforma integrale del Codice degli Appalti. Durante la Sessione si approfondiranno le novità normative maggiormente determinanti vincoli per gli enti locali di natura economica e procedimentale: riduzione del 5% dei contratti in corso, prezzi massimi di aggiudicazione,  centralizzazione anche per tutti i comuni non capoluogo, utilizzo degli strumenti elettronici di acquisto di beni e servizi come alternativa al ricorso obbligatorio alle modalità aggregate di approvvigionamento, gestione delle procedure di gara con l’AVCPass, smaterializzazione del DURC, nuove categorie superspecialistiche. Una preziosa occasione per fare il punto con autorevoli esperti e per ottenere un valido supporto tecnico operativo che consentirà ai partecipanti di recuperare efficienza nei processi di appalto. Dal mattino presso l’Area Demo si svolgono le Simulazioni d’uso su: PIATTAFORMA GARE TELEMATICHE, MePal - MERCATO ELETTRONICO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE LOCALE, CONTRATTI, ORDINI E FATTURAZIONE ELETTRONICA. Qui l’Invito alla Sessione Riforma Appalti e la Prenotazione sul sito del forum Asmez.

TUTTE LE NOVITÀ DELLA RIFORMA APPALTI - CONVEGNI ITINERANTI 19 GIUGNO A POTENZA E 4 LUGLIO A BRACCIANO
Il prossimo 19 giugno a Potenza è prevista una massiccia partecipazione dei Comuni locali interessati a conoscere l’innovativa soluzione promossa dalla Centrale di Committenza ASMECOMM già presente in 12 Regioni italiane. All’incontro hanno aderito infatti la maggior parte dei Comuni delle province di Potenza e di Matera, nonché alcune forme associative. Definita inoltre la data dell’incontro territoriale nel Lazio che si terrà il prossimo 4 luglio presso il Comune di Bracciano. Qui Invito per BRACCIANO

TUTTE LE NOVITÀ DELLA RIFORMA APPALTI - 20 GIUGNO A LAMEZIA TERME
In occasione dell'Assemblea Asmenet Calabria del 20 giugno 2014 presso il Thotel di Lamezia Terme saranno approfonditi i temi legati alle innovazioni normative e procedurali sugli appalti. Partecipano all’incontro il Ministro per gli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta, il presidente ASMEL Francesco Pinto e il Presidente vicario di ANPCI Arturo Manera. Qui la circolare informativa

Primo Piano


 

CODICE APPALTI CANCELLATO: AL VIA LA LEGGE DELEGA PER IL NUOVO TESTO UNICO
La Commissione Nencini ha licenziato il testo della legge delega per la riforma del Codice degli Appalti che andrà all’esame del prossimo Consiglio dei Ministri. Un testo di 15 articoli che si pone l’obiettivo di semplificare il settore degli Appalti con un azzeramento dell’attuale Codice degli Appalti e del relativo Regolamento con l’adozione di un testo unico di non più di 200 articoli, un terzo di quelli attualmente vigenti. Obiettivo del Governo è quello di arrivare entro luglio alla formale proposta di revisione del settore, con approvazione del disegno di legge delega. Accolta, quindi, la proposta lanciata nel corso del FORUM ASMEL del 9 maggio scorso di “abolizione del Codice” con il recepimento delle nuove Direttive Appalti (2014/24/UE) e Concessioni (2014/23/UE). Tra le novità più importanti una semplificazione degli oneri documentali a carico degli operatori economici, modifica del sistema di qualificazione, sviluppo della centralizzazione delle committenze e riduzione del numero di Stazioni Appaltanti, obbligatorietà del ricorso alle procedure a evidenza pubblica salvo deroghe specifiche e tassativamente indicate, nonché un inasprimento delle sanzioni pecuniarie per le ditte che bloccheranno gli appalti con “liti temerarie”.

ERRATA COMPILAZIONE DEI MODELLI: LA DOPPIA “X” NON È CAUSA DI ESCLUSIONE
TAR BASILICATA. Il giudice amministrativo è intervenuto in merito alla esclusione di una ditta che si basava su un’erronea compilazione della modulistica predisposta dalla Stazione appaltante, in quanto risultavano contrassegnate entrambe le dichiarazioni da rendere ai sensi dell’insussistenza di situazioni di controllo disciplinate dal codice civile. In particolare, la società ricorrente ha contestualmente dichiarato: “di non trovarsi in alcuna delle situazioni di controllo di cui all'art. 2359 c.c.” nonché "di non essere a conoscenza della partecipazione alla medesima procedura di soggetti che si trovano rispetto al sottoscritto dichiarante, in una situazione di controllo di cui all'art. 2359 del c.c." La stazione appaltante ha ritenuto che tali dichiarazioni siano tra loro alternative, ai sensi dell’art. 38, n. 2, del d.lgs. n. 163, di modo che l’aver reso entrambe abbia determinato una insanabile situazione di contrasto reciproco. I giudici, evidenziando che è stata comunque resa la dichiarazione cui mira la disposizione di cui all’art. 38 del decreto citato in relazione alla mancanza di collegamento tra imprese e di autonomia dell’offerta, hanno richiamato il principio della prevalenza della sostanza sulla forma,  lamentando, altresì, la violazione del principio di tassatività delle cause di esclusione e l’omessa attivazione del c.d. “soccorso istruttorio” di cui all’art. 46 del codice dei contratti. Qui la Sentenza n. 365/2014

LA CARENZA DI FONDI GIUSTIFICA LA REVOCA DELLA GARA
TAR UMBRIA. La sopravvenuta carenza di dotazione finanziaria, nel rispetto del principio generale di perseguimento dell’ interesse pubblico, può costituire un valido elemento per la revoca di una procedura di gara in corso purchè sia adeguatamente motivata. La revoca risulta invece illegittima, per violazione dell’art. 21 quinquies della legge n. 241 del 1990, se nel provvedimento di revoca in autotutela «si parli genericamente di mancanza di copertura finanziaria, senza nulla aggiungere sul carattere (originario o sopravvenuto) di tale mancanzae non si evincano dal relativo provvedimento i presupposti normativamente tipizzati della revoca (sopravvenuti motivi di interesse pubblico; mutamento della situazione di fatto; nuova valutazione dell’interesse pubblico originario». Così il TAR Umbria, sez. I, sentenza 299 del 5 giugno 2014. Qui la Sentenza n. 299/2014.

SENZA INDICAZIONI PRECISE L’AVVALIMENTO OPERATIVO È ILLEGITIMO
TAR SICILIA. Nel caso di avvalimento "operativo", ai fini della validità dello stesso l’impresa ausiliaria deve dedurre in contratto la messa a disposizione del proprio apparato organizzativo, in tutte le parti che giustificano l'attribuzione del requisito. Non possono bastare infatti dichiarazioni meramente formali, in quanto le stesse devono contenere la volontà seria dell’impresa ausiliaria di fornire effettivamente all'ausiliata, per tutta la durata dell'appalto, i mezzi di cui essa è carente, specificandone l’oggetto e le modalità di fornitura. Qui la Sentenza n. 1463/2014

LEGITTIMA L’ESCLUSIONE DEL RTI SE UNA DELLE DITTE PERDE I REQUISITI
TAR LAZIO. Con sentenza del 4 giugno 2014, n. 5901 il Tribunale amministrativo ha stabilito che «va esclusa da una gara di appalto una riunione temporanea d’imprese nel caso in cui una impresa facente parte della r.t.i. (nella specie si trattava di una mandante) ha perso, nelle more dell’aggiudicazione definitiva, il requisito di ordine generale di cui all’art. 38, 1° comma, lett. a) del codice dei contratti pubblici, consistente nel non avere in corso un procedimento per la dichiarazione di fallimento, liquidazione coatta o di concordato preventivo, in ragione del fatto che la impresa in questione, nelle more dell’aggiudicazione definitiva, ha presentato domanda di ammissione al concordato preventivo». I requisiti di partecipazione, infatti, vanno conservati dal momento della presentazione della domanda di partecipazione e fino alla conclusione della procedura di gara. L’eventuale decadenza di alcuni requisiti comporta la non idoneità a partecipare alla gara che può essere rilevata in qualsiasi momento della procedura. Qui la Sentenza n. 5901/2014

Osservatorio Contratti e Appalti


   

COMMISSARI DI GARA: L’ESPERIENZA PLURIENNALE PUÒ SOSTITUIRE IL TITOLO DI STUDIO
Intervenendo in sede cautelare la V Sezione del Consiglio di Stato ha riformato al sentenza del TAR Salerno con la quale era stato accolto il ricorso presentato dalla ditta seconda classificata in merito all’illegittimità della composizione della Commissione Tecnica di valutazione per i lavori relativi alla realizzazione della condotta sottomarina nella Baia Arena del Comune di Montecorice. La procedura di gara, legata a fonti di finanziamento comunitario, era stata accelerata proprio grazie all’espletamento della stessa attraverso la piattaforma ASMECOMM della Centrale di Committenza Asmel Consortile scarl. Nel caso in esame, la Commissione, nominata dall’Ente con funzionari interni e di altre amministrazioni, aveva al suo interno due geometri e un ingegnere, ritenuti dal giudice di primo grado carenti di titolo di studio adeguato a valutare un’offerta tecnica così specialistica. Accogliendo le deduzioni prodotte dall’appellante, il Consiglio di Stato, contrariamente a quanto sancito dal TAR, ha osservato che «la commissione nel suo complesso era titolare di un’esperienza, anche rispetto allo specifico settore oggetto di appalto, della quale non appare dimostrata l’insufficienza», infatti il presidente era un «funzionario apicale della stazione appaltante» e di un altro componente che era «funzionario di altra amministrazione giudicatrice e segnatamente responsabile dell’area Lavori Pubblici, conformemente a quanto previsto dal decreto legislativo 163/2006». Con tale pronuncia, quindi, il Consiglio di Stato apre a un criterio di valutazione delle competenze professionali certamente più ampio: per valutare l’adeguatezza di un membro di commissione non serve solo valutare la laurea, ma conta anche l’esperienza professionale maturata in anni di lavoro all’interno della P.A. che possono aver contribuito, al pari di esami universitari, a dotare il funzionario di competenze specialistiche. .

Focus DL 66/2014 - a cura del Centro Studi ASMEL


    

PROCEDURE CENTRALIZZATE: DIFFERENZE TRA LAVORI E BENI E SERVIZI
Codice degli Appalti più snello, ricorso diffuso alle Centrali di Committenza e ai Soggetti Aggregatori, utilizzo degli strumenti di acquisto telematici, aggregazione della domanda, sono questi alcuni degli elementi principali della riorganizzazione che sta investendo il settore degli appalti pubblici.
Eppure il dibattito politico, soprattutto a seguito del DL 66/2014 (c.d. Irpef - Spending 2014) sembra offuscato da un equivoco di fondo. Si parla indifferentemente di centralizzazione, ma cosa cambia nel caso di beni e servizi e nel caso di lavori? Chi fa cosa e secondo quale logica? Proviamo quindi a ripercorrere la norma cercando di fare un po’ di chiarezza. L’esigenza sottesa alla razionalizzazione della spesa legata all’acquisizione di beni e servizi è certamente diversa da quella legata all’efficienza e alla tracciabilità richiesta per le procedure d’appalto di lavori.
Per entrambe la risposta, sebbene declinata in maniera diversa, è data dalla diffusione di due strumenti: le centrali di committenza e le procedure di gara telematiche. Sul punto tanto il Governo, quanto le Direttive europee sono concordi. L’art. 9 del Decreto Legge n. 66/2014, in via di conversione alla Camera, ai commi 1 e 2 ha introdotto una nuova figura nell’ambito delle procedure di acquisizione di beni e servizi da parte della Pubblica Amministrazione, quella dei “soggetti aggregatori” prevedendo l’istituzione di un apposito elenco presso l’AVCP. Dello stesso faranno parte Consip S.p.A., una centrale di committenza per ciascuna regione, e le Centrali di Committenza che rispondano ai requisiti di stabilità dell’attività e che operino in «ambiti, anche territoriali, da ritenersi ottimali ai fini dell'aggregazione e della centralizzazione della domanda.» Obiettivo del Legislatore è che tali Soggetti Aggregatori non siano più di 35.
Più ampia è invece la portata del comma 4 che ha riscritto l’art. 33 comma 3-bis del Codice degli Appalti. Secondo tale previsione infatti «i Comuni non capoluogo di provincia procedono all'acquisizione di lavori, beni e servizi nell'ambito delle unioni dei comuni (…), ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici, anche delle province ovvero ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province (…).» L’obbligo di ricorso alla Centrale di Committenza per tutti i Comuni non capoluogo è quindi estesa anche ai lavori.
Perché questo distinguo? In realtà la logica della centralizzazione è diversa nel caso dei lavori e nel caso dell’acquisizione di beni e servizi. Il concetto di centralizzazione di committenza, storicamente è maggiormente legato all’obiettivo della centralizzazione degli acquisti (es. CONSIP, Centrali di acquisto regionali, ecc.); si mira a conseguire risparmio di spesa per le singole amministrazioni aggiudicatrici attraverso l’aggregazione della domanda e la centralizzazione delle procedure di gara. Come efficacemente chiarito dalla Direttiva 2014/24/UE per raggiungere tali risultati le Centrali possono «agire come grossisti comprando, immagazzinando e rivendendo o (…) agire come intermediari, aggiudicando appalti, gestendo sistemi dinamici di acquisizione o concludendo accordi quadro ad uso delle amministrazioni aggiudicatrici» (69).
Nel caso dei lavori, invece, non è possibile aggregare la domanda, ma è possibile uniformare gli strumenti amministrativi e omogeneizzare le procedure realizzando un effettivo risparmio in termini di efficienza. L’idea del Legislatore è che questa efficienza sia più facilmente raggiungibile se si condividono strumenti e informazioni, di qui il ricorso alle Centrali di Committenza: soggetti in grado di supportare le Amministrazioni Aggiudicatrici per migliorare la propria capacità di espletare le procedure di gara. Per usare la terminologia della nuova Direttiva Appalti (art.2, paragrafo 1, punto 15), nel caso dei lavori prevalgono le funzioni di “committenza ausiliaria”, ossia l’espletamento delle attività di supporto mediante (a) la condivisione di infrastrutture tecnologiche, (b) la consulenza nello svolgimento o nella progettazione delle procedure di appalto, o ancora (c) la preparazione e gestione delle procedure di appalto in nome e per conto dell’amministrazione aggiudicatrice interessata.
Quali caratteristiche devono avere quindi i soggetti aggregatori? Nel caso dell’acquisizione di beni e servizi è evidente che la razionalizzazione della spesa è tanto più efficace quanto più è ampio il bacino dei destinatari, di qui l’esigenza di concentrare i “Soggetti Aggregatori” nel numero indicativo (o tassativo) di 35. Per i lavori, invece, le Amministrazioni locali devono individuare un modello organizzativo che consenta loro di centralizzare le procedure e migliorare l’efficienza e la trasparenza. Centralizzare le procedure può avvenire in due modalità diverse: accentrando il centro decisionale, con dismissione della funzione di Stazione Appaltante, ovvero accentrando gli strumenti operativi e di supporto, conservando le funzioni decisionali in capo a ciascuna Stazione Appaltante. Mentre nella prima ipotesi è necessaria una condivisione politica e amministrativa funzionale alla perdita di potere dell’Amministrazione locale, nella seconda c’è una forte innovazione nella modalità di espletamento delle procedure, senza che venga necessariamente coinvolta l’autonomia decisionale della singola Amministrazione. In entrambi i casi si realizza una centralizzazione, ma è del tutto evidente che lo si fa con modalità completamente diverse. I Comuni non capoluogo sono chiamati a decidere entro il 30 giugno, consapevoli, tra l’altro, che la Direttiva UE ha già fissato la road map che porterà tutte le Amministrazioni pubbliche a realizzare le procedure di gara in maniera interamente telematica.

Notizie Flash


     

NO AI GAZEBO ESTIVI SE ALTERANO LO STATO DEI LUOGHI
Consiglio di Stato. I manufatti stagionali volti a soddisfare esigenze permanenti alterano lo stato dei luoghi, con un sicuro incremento del carico urbanistico, a nulla rilevando la precarietà strutturale del manufatto. Nel caso specifico di una struttura stagionale, la rimovibilità della struttura e l'assenza di opere murarie (es.: gazebo o chiosco) se è destinato ad un utilizzo reiterato nel tempo, soggiace alle prescrizioni urbanistiche vigenti. Come chiarito dal CdS, sez. VI (sentenza 3 giugno 29014, n. 2842) «la "precarietà" dell'opera, che esonera dall'obbligo del possesso del permesso di costruire, postula un uso specifico e temporalmente limitato del bene e non la sua stagionalità, la quale non esclude la destinazione del manufatto al soddisfacimento di esigenze non eccezionali e contingenti, ma permanenti nel tempo.». Qui la Sentenza 2842/2014.

ILLEGITTIMO MODIFICARE LA PIANTA ORGANICA PER NON ASSUMERE IL VINCITORE DI UN CONCORSO
TAR ABRUZZO. Va accolta la domanda di risarcimento del danno avanzata dalla vincitrice di un concorso pubblico,  derivante dalla omessa assunzione alle dipendenze della P.A., ove quest'ultima, dopo aver regolarmente espletato il suddetto concorso e nominato il vincitore, al fine di impedire la relativa assunzione, in mancanza di alcuna valida causa giustificativa, ha illegittimamente soppresso l’area ed il posto che la vincitrice avrebbe dovuto ricoprire, rideterminando la pianta organica, con atti amministrativi annullati in quanto illegittimi. Tale principio è stato espresso dal TAR ABRUZZO - L’AQUILA, SEZ. I - sentenza 5 giugno 2014 n. 510, il quale ha riconosciuto anche la competenza del G.A. a determinare lo stesso risarcimento del danno ai sensi dell’art. 7 del Codice del Processo Amministrativo. Qui la Sentenza n. 510/2014

NUOVA MODALITÀ DI COMUNICAZIONE PER LE SOA
AVCP. Dal 10 giugno 2014, sarà rilasciata in esercizio la nuova procedura informatica per le “Attestazioni” SOA che consentirà la trasmissione in via telematica dei contratti di attestazione e dei relativi attestati di qualificazione rilasciati agli Operatori Economici da parte delle S.O.A. autorizzate. L’applicazione sarà utilizzabile sia tramite interfaccia web, sia attraverso modalità ordinarie. Le attestazioni rilasciate saranno dunque consultabili nell’apposita sezione “Servizi ad accesso libero” del portale dell’Autorità secondo le consuete modalità di reperimento (per numero attestazione, per codice fiscale/partita IVA, per regione, per provincia, per categoria e/o classifica). Qui il comunicato

INPS - DURC NEGATIVO VA TRASMESSO VIA PEC
A parziale modifica di quanto indicato nel messaggio n.2889/2014, l’Inps interviene con il messaggio n. 5192 del 6 giugno 2014 per precisare che il preavviso di Durc interno negativo viene inviato tramite Pec all’intermediario e in mancanza dell’indirizzo Pec dell’intermediario viene inoltrato alla Pec dell’azienda oppure del suo titolare/legale rappresentante. Solo in caso di mancanza di quest’ultimo indirizzo Pec, il preavviso viene spedito all’azienda per raccomandata. Con lo stesso messaggio l’Inps interviene anche in materia di Dilazioni di crediti in fase amministrativa o presso gli Agenti della riscossione sostenendo che la presentazione della domanda di dilazione nei 15 giorni assegnati dal preavviso di Durc interno negativo impedisce - senza necessità che le Sedi effettuino forzature - la trasformazione del semaforo da giallo in rosso; ciò significa che il semaforo giallo rimane sospeso fino al termine entro cui deve essere definita l’istanza di dilazione ovvero – in caso di accoglimento dell’istanza – fino al termine entro cui il datore di lavoro deve versare la prima rata. Qui il documento.  

OBBLIGO DI FATTURA ELETTRONICA IN VIGORE PER MINISTERI, AGENZIE FISCALI ED ENTI DI PREVIDENZA
Il 6 giugno 2014 è entrato in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica nella transazioni tra PA e imprese fornitrici. Il nuovo obbligo comporta che le PA non potranno accettare e pagare le fatture non trasmesse in via elettronica per il tramite del “Sistema di Interscambio”. La decorrenza dell’obbligo è graduale a seconda della PA interessata (il DM 55 prevede tuttavia la possibilità per le PA e i fornitori di prendere accordi per adeguarsi in anticipo): 6 giugno 2014 per Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale. Nota Bene: anche se l’obbligo scatta a solo per 38 amministrazioni, in pratica riguarda oltre 18.000 uffici (scuole di ogni ordine e grado, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza, ecc). Naturalmente, occorrerà aspettare la conversione del Dl 66/2014 (decreto Renzi) che ha anticipato al 31 marzo 2015 l'obbligo di fatturazione elettronica per tutta la Pa e ha previsto l'obbligo di inserire nella fattura elettronica il Cig (codice identificativo di gara) e il Cup (codice Unico di progetto). In occasione del FORUM ASMEZ del prossimo 27 giugno presso l’Hotel Ramada di Napoli è possibile partecipare a un’apposita Sessione dimostrativa. La prenotazione sul sito www.asmez.it.

A LUGLIO 7MILA INTERVENTI PER LE SCUOLE ITALIANE
“Abbiamo in programma già oltre 8.200 interventi da far partire nel 2014. Altri undicimila partiranno all'inizio del 2015. Con le opere previste solo quest'anno interesseremo circa un quarto delle scuole e quindi due milioni di studenti. C'è un forte cambio di passo rispetto al passato''. Così il sottosegretario all'Istruzione con delega all'edilizia scolastica, Roberto Reggi. ''A partire dal primo di luglio partiremo con 7.000 interventi. Entro il 2014 ne avvieremo almeno 8.200 e ne stiamo mettendo a punto altri 11.000 per l'inizio del 2015. Faremo - continua il sottosegretario - piccoli interventi di decoro e ripristino funzionale, come tinteggiature, ripristino funzionale di impianti idraulici ed elettrici, sistemazione di aree verdi, serramenti e vetri rotti. Questo grazie anche al Piano di reimpiego degli ex lavoratori socialmente utili che oggi si occupano delle pulizie. Saranno 4.293 i plessi interessati da questo tipo di manutenzione a partire dal primo luglio. Altri 8.000 plessi saranno interessati da interventi di questo tipo nel 2015 per un investimento totale sui due anni di 450 milioni di euro''. In estate ci saranno poi, spiega ancora il sottosegretario, 2.700 interventi di manutenzione straordinaria più rilevante grazie alla riprogrammazione di risorse su graduatorie esistenti, per un investimento di 400 milioni di euro. ''Infine, grazie allo sblocco del patto di stabilità, - aggiunge Reggi - si potranno fare, a partire da questa estate, altri 1.266 interventi di ristrutturazione o nuove costruzioni per un valore medio di un milione di euro ciascuno e un investimento complessivo che supererà il miliardo e duecento milioni.

IL DURC PER OPERE PRIVATE VA BENE ANCHE PER LE GARE DI APPALTO
TAR SICILIA. Il Tribunale, sezione di Catania, si è pronunciato sulla legittimità dell’aggiudicazione di appalto di lavori, in favore di una ditta che ha prodotto un DURC regolare, rilasciato, tuttavia, soltanto in relazione a lavori privati in edilizia. Ad avviso dei giudici la circostanza che tali DURC afferiscono a lavori privati in edilizia, non ne determina la irritualità e non può costituire causa di esclusione dalla gara, come dedotto da parte ricorrente. La finalità del DURC è quella di costituire per la stazione appaltante uno degli elementi da cui trarre la correttezza della gestione aziendale delle imprese partecipanti e l’affidabilità delle stesse. Tale finalità viene soddisfatta a prescindere dalla natura pubblica o privata dei lavori eseguiti dall’impresa che ambisce ad aggiudicarsi l’appalto, posto che né nella legge, né nel bando né nel disciplinare di gara è richiesto che il DURC si riferisca a lavori eseguiti nel settore pubblico, prescrivendo il bando di gara solo la inidoneità dei DURC rilasciati per stati di avanzamento lavori, stati finali e verifica autocertificazioni.  Qui la Sentenza n.1690/2014

ESPROPRIAZIONI ILLEGITTIME: PER LA PA ESISTE L’OBBLIGO DI RIPRISTINO
TAR FRIULI. In caso di annullamento in sede giurisdizionale dei provvedimenti della P.A. che hanno disposto l'occupazione e l’espropriazione di terreni appartenenti a privati, ne consegue che la medesima espropriazione è abusiva essendo priva di titolo valido, per cui la restituzione è fondata sulla base dei principi europei più volte sanciti dalla giurisprudenza. Nulla vieta peraltro che il soggetto proprietario dei beni illecitamente appresi e obbligato alla restituzione di essi, possa rivalersi contro la PA che ha illegittimamente disposto l’espropriazione. 

La restituzione del bene illecitamente appreso, all'esito di una procedura espropriativa censurata in sede giurisdizionale, implica l’obbligo di rimessa in pristino del medesimo bene, naturalmente rispetto alla destinazione precedente all’occupazione. Qui la Sentenza n. 244/2014